«Non come una guida che ti fa fare il solito giro turistico, ma come un amico che ti porta a scoprire casa sua.»
dalla lettera di Gioacchino, 2014
Il filo del racconto
Con una lettera scritta dallo zio Gioacchino che scrive a Francesco, marchigiano emigrato e in procinto di tornare con la compagna Heidi prendeva il via nel 2014 la prima edizione del Grand Tour delle Marche, con il claim “Il modo migliore per viaggiare nelle Marche è viverle”.
Era l’anno che precedeva Expo Milano e il Grand Tour delle Marche nasceva allo scopo di fornire una chiave di lettura immediata e chiara su quelle esperienze che permettano al viaggiatore di immergersi nella comunità locale e di entrare in contatto con l’anima autentica delle Marche. Un intreccio di eventi capaci di completarsi e compenetrarsi attraverso enogastronomia, saper fare, musica, sport, arte e tutto ciò che rende uniche le Marche.
La promessa di un viaggio autentico, capace di raccontare non solo le Marche della tradizione, ma anche tutto il complesso e affascinante mondo della biodiversità della creatività, dall’artigianato artistico al design digitale. Un racconto contemporaneo e vivo, che a un certo punto è stato affidato ad una voce diversa dal solito, una viaggiatrice fuori dagli schemi, Lavinia Atipica, che ha dato vita ad una narrazione parallela, con le sue avventure al limite del camp ha raccontato il lato B del Grand Tour, personaggi, peculiarità e note di colore che poi sono quelle parti del viaggio che restano per sempre nella memoria.
Un viaggio oltre la destinazione, perché il Grand Tour non è stare in un posto, ma è l’essenza stessa del viaggio.
E cosa meglio della regione Marche può impersonare l’essenza autentica del viaggio? Una regione nata da un viaggio, da un gruppo di giovani sabini alla ricerca di una nuova partenza, guidati dalla speranza e da un picchio sacro a Marte. Così dal 2026 abbiamo scelto una nuova voce, Martino, picchio giramondo erede di quel leggendario volatile. A dargli forma, un’interprete di quel saper fare che è nel dna del Grand Tour: l’illustratrice marchigiana Simona Pagano, che firma anche una serie di illustrazioni che raccontano le Marche in stile cartoon e dei magneti esclusivi.
Laboratorio di comunità
Un evento è molto più di una festa. L'evento è la punta di un iceberg fatto di lavoro, confronti, investimento economico e umano che coinvolge un'intera comunità. È uno stress test fondamentale capace di mettere in luce punti di forza e debolezza di un territorio.
Oggi la “destinazione” e il suo management, le DMO, sono al centro del dibattito. E l'evento è uno strumento fondamentale in chiave di costruzione di DMO perché niente come l'evento permette un coinvolgimento ampio, una mappatura reale, una misurazione sotto sforzo delle potenzialità inespresse di una destinazione.
Concertazione, ascolto e coinvolgimento non sono la premessa gentile di quel lavoro: ne sono la condizione. Negli anni il Grand Tour ha viaggiato attraverso le comunità, coinvolgendole in maniera ampia, fornendo un importante barometro delle potenzialità della destinazione.
Geometria variabile
Un borgo di poche centinaia di abitanti e una città capoluogo non hanno bisogno della stessa cosa. Così in tredici edizioni il formato ha cambiato forma ogni volta: dove non c'era niente il Grand Tour ha inventato da zero un appuntamento che prima non esisteva; dove il tema non stava in un solo paese ha costruito un'esperienza estesa a un intero areale; dove esisteva già una manifestazione radicata è entrato da ospite, senza nessuna intenzione di annettersela.
Non è lo stesso evento replicato: è lo stesso principio in forme diverse. E non è flessibilità per vocazione — è la conseguenza dell'ascolto, perché chi ascolta davvero non può standardizzare. Vale anche per il perimetro: una destinazione non coincide quasi mai con un confine amministrativo. Si tiene insieme per affinità e per vocazione — una valle, un paesaggio, una filiera — e la geometria dell'itinerario segue quella, non la carta.
Incubatore
Non tutto quello che nasce dentro il formato resta legato al suo calendario. Alcune cose imparano a camminare da sole: tornano ogni anno anche quando l'itinerario è altrove, con la propria organizzazione e il proprio pubblico, e a un certo punto non hanno più bisogno di noi. Sono la prova che il laboratorio ha funzionato.
Il segno non è mai quanto dura la festa. È cosa resta quando il Grand Tour è già ripartito: operatori che prima non si conoscevano e adesso si telefonano, un appuntamento che qualcun altro ha preso in mano, una comunità che si è accorta di essere una destinazione. È da qui che un territorio può incamminarsi verso una DMO — non da un organigramma, ma da un gruppo che ha già imparato a decidere insieme.
La strada fatta
73 comuni · 13 edizioni · un solo viaggio
Passa su un nucleo per vedere dove è passato.
Cartoline dal viaggio
Dall'archivio: le cartoline ufficiali delle prime edizioni.
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2015Verdicchio in Festa & Jazz — Montecarotto -
2015Made in Marche Gallery — Fermo -
2015Antiquariato e artigianato artistico — Pollenza -
2016La Trota e il Verdicchio — Sefro -
2016Fabriano Creative City -
2016Sibillini in Rosa — Montedinove -
2016Recanati, città del buon vivere -
2016Pane Nostrum — Senigallia -
2016Le meraviglie del ricamo — Venarotta -
2017Festa d'Autunno — Acquasanta Terme -
2017Tartufo e Alogastronomia — Apecchio -
2017Candele sotto le stelle — Pesaro -
2017Sagra del polentone alla carbonara — Piobbico
Il Grand Tour non finisce: riparte. La prossima sosta è già sulla mappa — e come ogni anno, qualcosa resterà anche dopo.